Roppolo, suggestivo paese immerso nel cuore del biellese, deve il suo nome a “Roppulus”, un diminutivo del nome tedesco “Roppus” o del gallico “Roppe”.
Attestato come Roppolo dal 963, secondo molti il nome del paese risale alla voce dialettale piemontese “ròpol”, una variante del sostantivo “ròcol”, roccia, rilevo collinare o meglio identificato come luogo elevato in cui vengono tese reti agli uccelli e dove si appostano gli uccellatori durante l’attività di caccia.
Le prime tracce del borgo risalgono al periodo romano di Ottone I durante le battaglie del X secolo, quando è molto probabile sia stata costruita la prima fortificazione con torre, nello stesso punto dove ora sorge il Castello. In quel periodo, Roppolo e la vicina Viverone divennero tappe del famoso itinerario di pellegrinaggio della Via Francigena, che collegava le tre principali mete religiose cristiane dell’epoca medievale.
Panorama suggestivo e riposante, Viverone, Roppolo e le colline del biellese si trasformarono presto in una sosta obbligata per i pellegrini che viaggiavano tra Roma, Gerusalemme e Santiago de Compostela. Sotto l’Impero di Carlo Magno, il borgo di Roppolo e l’intero territorio che circondava il Lago di Viverone furono soggetti alla Marca d’Ivrea retta dal Marchese Arduino, vassallo dell’imperatore. Le mire espansionistiche del Marchese Arduino lo spinsero a muovere l’esercito contro Vercelli, scatenando le ire del Vescovo che, ottenuto il permesso dall’Imperatore, spogliò Arduino di alcuni possedimenti, tra cui proprio il territorio del lago di Viverone, che entrò a far parte del feudo di Vercelli. Risalgono a quell’epoca i castelli dei due borghi, costruiti in cima a rocche e colli per controllare e difendere i possedimenti del feudo.
Il Castello di Roppolo, che presenta una torre a pianta quadrata del X secolo di cui ancora oggi si possono ammirare le suggestive mura, domina tutto il lago. E il Castello di Viverone, di cui oggi è possibile vedere ancora i ruderi accanto al ricetto, struttura fortificata adibita a magazzino di prodotti agricoli e rifugio temporaneo per i contadini e il bestiame. Gli abitanti del lago si tramandano di generazione in generazione la misteriosa e suggestiva diceria che i castelli di Roppolo e Viverone sarebbero collegati da passaggi sotterranei. E una leggenda ancora più radicata racconta che il Lago di Viverone sarebbe unito per misteriose gallerie sotterranee sia alla Dora Baltea, sia al Po.
Dall’epoca di Carlo Magno sino a fine XVIII secolo, l’area del Lago di Viverone passa sotto i marchesi di Monferrato, i soldati di Bonifacio Cane, i Savoia, i Visconti e infine i Valperga, la cui casata resterà nel biellese fino all’arrivo dei moti rivoluzionari francesi e alla proclamazione d’indipendenza.
Tra il XV e il XIX secolo una serie di liti accomunarono i paesi di Roppolo, Viverone, Piverone, Cavaglià e Borgo d’Ale per la proprietà del lago, per il diritto di pesca o per il diritto di bagnare la canapa. Tra le maggiori dispute, quella della condivisione della chiesa parrocchiae tra Roppolo e Viverone venne risolta nel 1789 con lo “smembramento degli abitanti di Roppolo dalla chiesa madre di Viverone e l’autorizzazione ad erigersi una nuova parrocchia nella loro località”.